#forester, l’era del bronzo

Immacolata verginità ©lucaromano

“IL LIBRO” –
SUBARU FORESTER MY19 –
“WINTER 2019, IMMACOLATA VERGINITÀ” –

“Lui” aveva chiesto un colore caldo. 

Immaginava un’altra tonalità. 

Sto colore je uscito proprio male.

Nelle foto non alla fabbrica, per carità

I suoi buoni propositi di quel Natale e di quei giorni furono esauditi.

Certo “Lui” si applicò un bel po’.

Fare il giornalaio, il fotografo, il video maker e, nello stesso tempo, derimere la questione dell’uranio per l’impianto di Osiraq non era una passeggiata di salute.

Per dormire aveva preso l’abitudine di buttarsi sul letto, vestito, solo per qualche ora.

Le docce lo ritempravano ma la voglia di fare la barba non era costante.

Soprattutto con l’estate, quando quei pochi millimetri di ruvidità sul viso gli piacevano.

E neanche poco.

E non solo a “Lui”.

Si divertiva un casino a guardarsi intorno per catturare quegli sguardi che la dicevano lunga sulle reali intenzioni di chi li lanciava a dispetto del fidanzato al quale incollavano le labbra.

Il suo luogo d’elezione era dalle parti del mare, non poteva allontanarsi dalla città e doveva accontentarsi.

Era un bel mare, mica quella monnezza di Fregene con quell’accolita di cazzari con le rombanti 4ruote da rimorchio estivo.

Li guardava, ogni tanto ci cadeva anche “Lui” in quella chiavica per motivi – diciamo? – professionali, ed allora provava il desiderio di entrare in azione e fare qualche bel centro dimostrativo.

Per questo aveva sempre con sé le Nikon, un Mossberg 590 ed un Tavor TAR 21.

In tasca, insieme allo Zippo rosso ed i Toscanelli, una Glock 18C.

Leggera, indistruttibile, piccola e micidiale nel tiro automatico.

Trentatré pallottole sarebbero state sufficienti per qualsiasi azione di brutale disimpegno.

Avrebbe raggiunto l’auto ed allora sarebbero stati cazzi per chi avesse deciso di seguirlo.

Il bagagliaio della Forester era così vasto che poteva accogliere un’armeria completa oltre al Tamrac con le due Nikon ed il set di obiettivi 2.8.

La scelta delle ottiche luminose era un obbligo, gli piaceva la night-street-photography, ed il cavalletto pur con tutto il suo fascino, come oggetto e come scatto in conseguenza, spesso gli era d’impiccio.

Più divertenti i vetri costosi.

Lo appagavano anche per quell’aspetto feticista-fotografico.

E poi un po’ di allenamento con quei quaranta chili sulle spalle gli faceva bene, quei chili rinforzavano i muscoli per sostenere L5 ed L6.

Il Toradol in fiala era in quantità in auto, come le pallottole per la Glock.

Le iniezioni non gli piacevano, ne faceva assunzione sub-linguale.

L’effetto era immediato.

Quante foto aveva scattato con la schiena a pezzi.

Memorabile il set “Cartoon” della Impreza.

Cazzo che dolore.

La macchina doveva rientrare il giorno dopo e “Lui” era stato inflessibile con se stesso.

Mai deludere un amico.

L’aveva presa a Milano quella Forester.

Il Buratti era stato più simpatico del solito. Quell’uomo, il Buratti, era uno dai modi sbrigativi e secchi. Ti guardava dall’alto della sua esperienza e, in privato, ed è mia immaginazione, non doveva avere molta stima dei giornalai che “Il Milanese” gli spediva a rompergli i coglioni durante il lavoro con i clienti.

Non che non fosse pagato per quei servigi ma il cliente è un’altra cosa.

Quel giorno la burbera faccia l’aveva accolto con un saluto a mezza bocca, comprensibile, il Buratti era impegnato con un cliente, appunto.

Poi risolte le sue beghe/pratiche doveva essergli illuminato il cervello ed il ricordo di quella bestia rara che dalla Capitale spesso arrivava in via Tolentino e con modi educati chiedeva della vettura da ritirare, be’ quel ricordo di sprazzi di civiltà, gli aveva fatto tornare la voglia di far due chiacchiere con il terrone educato.

Impeccabile la Forester è pronta, lucida come solo loro sanno fare.

Ma come cazzo fanno.

Quando “Lui” lava le auto per i set foto e video, cazzo di budda, c’è sempre qualcosa che non va. Un pelo, un granello di polvere. Cristo, una maledizione.

Lo trova sempre, con il Micro Nikkor 105 2.8 poi… non perde un colpo, sto cazzo di obiettivo ma ha una resa che val la pena di soffrire a spennellare plance e strumenti per un quarto d’ora prima di ogni ripresa/scatto.

Ma che coglioni, però.

Nella Capitale “manco” le macchine sanno lavare.

E solo lui, il Buratti, ed il Marco (un vicino di zona dove ogni tanto fa capolino il terrone per altri ritiri…) ti danno le macchine IMMACOLATE.

Che di vien voglia di non guidare per non sporcarle.

La Cisa, questa volta era un lento rientro ai monitor.

Con il passare del tempo la voglia di stare davanti ai suoi tre monitor era scemata.

Aveva bisogno d’aria.

Era stufo anche della situazione Osiraq, aveva come un rigetto.

Aveva bisogno di nuove energie vitali.

S’era rotto il cazzo delle consuetudini, delle borghesi ovvietà.

La ribellione ad ogni schema montava in “Lui” giorno dopo giorno.

La mutazione dal dare al pretendere non era e non sarebbe stata indolore.

Ormai selezionava ancora di più le rare frequentazioni.

Tolleranza zero, intolleranza a mille, livello Defcon5.

Quella sarebbe stata, una volta tanto, una Cisa tranquilla.

Aveva deciso che sarebbe arrivato ai suoi iMac il giorno dopo, niente di meglio che un bel viaggio senza rotture di coglioni per pensare ai cazzi suoi in santa pace.

Poi di fatto la Cisa tanto tranquilla non lo fu almeno per qualche chilometro in discesa verso La Spezia.

Il motore doveva essere un po’ slegato.

Lui, l’Amico, gli aveva dato una Forester immacolata.

Non per shampoo e balsamo ma per i chilometri.

Quella Forester aveva fatto ventiquattro chilometri.

Quella cifra lesse sullo strumento.

“Ragazzo non fare cazzate quando sei in autostrada”.

Era il gentile commiato dopo il rito del caffè alla dispensatrice di caffeina aziendale.

“Lui” era troppo ligio al dovere, alla riconoscenza, aveva stima e sapeva che l’Amico per dargli una macchina con ventiquattro chilometri… apprezzò quel gesto, ricco di significati.

Era certo che quei coglioni dei giornalai non avrebbero mai capito, ammesso che anche a loro qualcuno abbia concesso una vettura vergine.

Smanettoni del cazzo.

Con i soldi degli altri.

Sì, un paio di pirla sulla Cisa li aveva incrociati e dopo averli fatti passare s’era divertito un po’. Voleva portare a termine la missione Forester quindi non spinse più del dovuto.

Mai avrebbe tradito la fiducia.

Chi dice che le Subaru consumano non capisce una sega.

Quella macchina gli era piaciuta.

Il colore, non ancora inquadrato dalle sue ottiche 2.8, non aveva manifestato tutta la sua complessità.

L’accostamento con gli interni di una bella tonalità tabacco gli piaceva, lo avrebbe scelto così il suo modello.

In un flashback vide altri interni, interni dello stesso colore (quasi) che lo avevano accolto in un certo viaggio da “A” a “B” in sole quattro ore nette, non da casello a casello ma da porta a porta, parcheggio sotto il giapponese edificio, annuncio e ricevimento, compreso.

E ricordava, oltre al suono dell’otto cilindri quattro litri, anche quel numerino centro plancia che diceva sei-virgola-sette-chilometri-litro.

Un giorno di gennaio, anche allora.

Con la pioggia e senza traffico in A1 da Sud verso Nord.

E – ora ricorda meglio – anche quella volta la vettura fu affidata in gran fiducia.

Dopo di “Lui” l’avrebbe guidata uno importante.

Tanto importante (allora) quanto logorroico e nottambulo.

Sì qualche notte l’aveva sopportato anche “Lui”, gli piaceva ascoltare.

Ed avevano una radice comune. (RIP Raf., RIP Claudio).

Sì chi dice che le Subaru consumino non capisce un cazzo: trazione integrale permanente vorrà pur significare qualcosa.

Ed allora quando leggi otto litri per cento chilometri… devi solo stare zitto ed ammettere l’ignoranza.

Oppure non hai mai fatto da “B” ad “A” con un solo pieno di carburante, intemperanze comprese.

Provare, provate, ci riuscite anche voi.

E se non ci riuscite vuol dire che non sapete guidare oppure che avete fretta.

Merito del cambio? Quel cambio che non gli piaceva ma che ora sembrava dare spunti diversi, di maggiore divertimento.

Anche la sonorità gli sembrava diversa, non c’era più quel rumore da “andicappato” delle versioni precedenti.

Meglio.

In quei giorni, in quei tempi, Roma era stata sottoposta al sacco dei barbari.

Ogni spunto architettonico, ogni ora del giorno e della notte era stata teatro di set fotografici.

“Lui” aveva fotografato tutto, esplorato ogni tema possibile, dall’architettura classica alla moderna, dalle vetrine dei negozi ai murales del Gazometro.

Aveva bisogno di un lungo rientro proprio per trovare un’idea che fosse nuova, originale, che lo facesse palpitare durante il set.

Ricordava il bianco di un posto un po’ del cazzo ma di moda.

Il webMaster gli aveva messo i bastoni in mezzo alle ruote e nonostante la raccomandazione (istituto immortale a Roma) quelli erano spariti e “Lui” aveva preso il due di picche.

A questo punto, meglio. Meglio portare lì una Subaru.

Non che la Nine-T fosse un ferro e non meritasse quel posto ma di quella moto aveva già tanto, inutile sprecare un set.

Aveva voglia di spuntarla “Lui”.

Mosse le giuste leve e non ci fu problema, anzi erano disposti a tenere aperto il set anche di notte per le sue foto.

“Lui” aveva sonno, gentile ringraziamento per la disponibilità e preferì le ore delle prime ed ultime luci invernali.

Poi ristorato dal recupero del sonno s’avventurò in posti poco sicuri ma di fascino.

Ma di notte, con le luci artificiali, in quel set, quello era un colore del cazzo.

La post produzione lo fece impazzire

Quel “bronzo” non rese come voleva “Lui”, come immaginava “Lui”, come “Lui” avrebbe dovuto farle, le foto per non sputtanarsi.

Forse in altro sotterraneo?

Forse.

Ci sarà un’altra Subaru per sperimentare.

Vero?

😉


RINGRAZIAMENTI

ESTATE ’18 – Come “giornalaio” e transmedia-storyteller, nella mia vita ho incontrato tante persone. Ognuna mi ha lasciato un arricchimento. Comunque positivo, è sempre un’esperienza in più. Nel bene e nel male, nel buono e nel cattivo, in positivo ed in negativo. Tutto ‘sto filotto per dire che c’è sempre da imparare e che gli esami non finiscono mai. Umiltà e trasparenza hanno sempre dettato gli orari della mia giornata e di qualsiasi attività professionale, video, fotografica, giornalistica. La lunga premessa, mo’ è finita, è per dire che mi avvicino alle persone con delicatezza e disponibilità. Non sempre corrisposte, non sempre capite. Specifica, questa, più che necessaria per dare maggior valore alle persone che ho incontrato in questa torrida estate 2018.
Il loro spirito di collaborazione, la dedizione e la disponibilità di queste persone lascerà per sempre un bellissimo ricordo nella mia testa dura.
E con il loro ricordo anche quel sentimento di riconoscenza così raro ormai ma che in me alberga, ed albergherà, fin tanto che sarò capace di respirare.
Questo lunghi racconti sono scritti proprio grazie a loro ed a qualcuno che non compare in video e/o in foto ma che è stato il tramite per riuscire nell’impresa.
Senza di loro non avrei avuto l’opportunità, non avrei avuto la forza e lo sprone per arrivare fino in fondo.
Grazie.

@ AP. Nulla da aggiungere, sta tutto nel testo.

DISCLAIMER

1/ Ndr. – Libera interpretazione di un test drive e shooting fotografico/video della SUBARU FORESTER MODELLO 2019 del Gennaio/Febbraio del 2019. Ogni riferimento a fatti e persone è casuale e frutto della fantasia dell’Autore che declina qualsiasi responsabilità nel caso qualcuno/a dovesse vedersi qui con precisione descritto. Le circostanze, a volte, portano ad una rappresentazione della fantasia molto aderente alla realtà.E non è neanche detto che la realtà sia una sola visto che questa – la realtà – spesso supera la più fervida fantasia.Nel caso di una improbabile descrizione di fatti realmente accaduti mi scuso con quanti qui dovessero riconoscersi ma non ritiro la pubblicazione. Luca Romano.

2/ Ndr. – Il testo a corredo del set fotografico/video è una libera, e di fantasia, interpretazione del test drive con la vettura. Ogni riferimento a fatti e/o persone è puramente casuale. Le affermazioni relative al CDS/Codice della Strada in vigore in Italia sono sotto la responsabilità dell’Autore ma nulla hanno in relazione alla sua condotta di guida durante il periodo di prova/demo per la stampa della vettura concessa dal proprietario della stessa. Il testo è parte di un manoscritto più ampio di proprietà dell’Autore. Questo testo è pubblicato in queste pagine web al solo scopo illustrativo del servizio fotografico e non ha alcuna relazione con la sua attività professionale di giornalista. Il testo e le foto sono protette dal diritto d’autore in base alle vigenti leggi e norme. Non è concessa alcuna autorizzazione alla riproduzione se non a valle di eventuale richiesta e successiva valutazione da parte dell’Autore.
Ogni abuso sarà perseguito con determinazione.

Catch The Rainbow.
Ride the sky.

Make it shine.
For you and I.

See the light.

Through the night.

Ronnie James Dio

SUBARU FORESTER.
ALLA RICERCA DI 1 SET

GALLERIA FOTOGRAFICA

Ebbene sì, qualche granulino di polvere c’è ma era sull’obiettivo del telefono mica sulla plancia della Forester. 😉

Estratto di un episodio
de “Il Libro”

Night&Scouting ©lucaromano

SET FOTOGRAFICI
SUBARU FORESTER,
208 immagini

c’è anche quella per il post “ITfilm” di Subaru Italia

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